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La Lega di Umberto Bossi è stata e continua a essere uno strano movimento, capace di trasformare quelle che all'inizio sembravano bizzarre rivendicazioni ideologiche, etniche e regionaliste in patrimonio politico diffuso.
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"Costola della sinistra" per alcuni, movimento razzista e xenofobo per altri, alleato sempre un po' riottoso dentro lo schieramento di centrodestra, la Lega sfugge a ogni definizione categorica della politologia classica. Considerata all'inizio degli anni Novanta un semplice aggregato qualunquistico dei ceti abbienti del Nord e sottovalutata dalla stampa, ha avuto in realtà il merito di scompaginare l'assetto istituzionale dell'Italia, contribuendo in misura decisiva al crollo del Caf (Craxi-Andreotti-Forlani) e alla nascita della Seconda Repubblica. La storia del movimento corre parallela a quella del suo fondatore, il senatùr Umberto Bossi da Cassano Magnago (Varese), giunto alla politica dopo aver fatto l'operaio e il perito tecnico, ma con alle spalle studi in medicina a Pavia. Al suo fianco le colonne storiche della Lega: il professor Gianfranco Miglio, l'intellettuale di punta del movimento, uscito nel 1994; Roberto Maroni, il diplomatico per eccellenza, Giancarlo Pagliarini e Vito Gnutti in rappresentanza della piccola e media industria, e tanti altri.