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Seguito della "Vergine nel giardino" e precursore della "Torre di Babele"e de "Le storie di Matisse", questo romanzo racconta i progetti, gli incontri, l'educazione sentimentale di Frederica Potter, quando la protagonista della saga di Antonia Byatt era studentessa all'Università di Cambridge negli anni Cinquanta.
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Frederica ha rinunciato al teatro e inizia ad appassionarsi alla pittura. La figura di Van Gogh, la sua irrequietezza, il suo folle bisogno di dare alle cose luce e colori esatti diventa una sorta di contraltare alle sue contrastanti esperienze. Abbiamo lasciato una Frederica Potter adolescente che, nella "Vergine nel giardino", anticipava i passi della donna che sarebbe diventata, e la ritroviamo - in questa seconda parte del «quartetto» di A. S. Byatt - mentre muove con decisione i suoi primi passi adulti, all'università di Cambridge, a metà degli anni Cinquanta. Ha rinunciato al teatro, di cui accetta di essere solo spettatrice; coltiva la sua antica passione letteraria e i suoi nascenti interessi artistici; scopre che le storie possono nascere dai traumi della Storia recente, che irrompe anche nella sua vita, ora con il volto di chi è scampato al lager, in parte perdendo se stesso, ora con le facce dei primi profughi ungheresi; scopre che a volte gli individui indossano una maschera per sottrarsi allo stigma sociale, e che anche da ciò possono nascere delle storie. E scopre che i percorsi del desiderio non si intrecciano necessariamente con la vita della mente, possono anzi contraddirla, e che un robusto corpo maschile può rivelarsi più carezzevole delle parole. E fornire l'incipit a una storia. Scopre se stessa, Frederica, come era accaduto a sua sorella Stephanie, che ora prova, letteralmente, a fare vita della poesia, quando scandisce con i versi di Wordsworth i tempi del respiro mentre dà alla luce il suo piccolo William, di cui accompagnerà le ecolalie scandendo nomi di fiori. Luce e respiro sono in qualche misura il Leitmotiv di questo romanzo sorprendente, in cui la Byatt mette in gioco tutta se stessa per far valere il doppio primato dell'intelligenza e di un artigianato letterario che riesce a fare spazio a tutti i sentimenti.