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È un romanzo che ti cattura fin dalle prime parole e non ti lascia più. Siamo a Massaua, Eritrea, nel gennaio del 1896. Sbarcano le truppe italiane. Sono i soldati che tra sessanta giorni moriranno ad Adua, nella più colossale disfatta che il colonialismo europeo abbia mai subito. L'Italia cerca un posto al sole, tra le potenze.
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I soldati italiani troveranno nemici superiori per armamento, numero, conoscenza del terreno. Tra gli italiani che sbarcano ce n'è uno che ha un motivo diverso dagli altri per fare il soldato in Eritrea. Poi ci sono messi coloniali, avventurieri, borghesi, e una fanciulla che sembra fragile. Anche lei ha un motivo tutto particolare per stare li. Ci sono, tra i soldati, tutti i dialetti d'Italia. Poi ci sono gli zaptié e gli ascari, i soldati coloniali. Ci sono gli arabi, e i guerriglieri del Negus. Ci sono i sapori, gli odori, il caldo, il movimento lento dell'Africa. C'è Aisha, che chiamano tutti la cagna nera. Ci sono destini che si intrecciano in una storia magica e terribile. C'è l'inferno, quello di Adua 1986, quando un Paese povero e orgoglioso decise di farsi grande potenza e andare a opprimerne un altro. C'è l'Occidente, e il suo destino di civiltà e di morte. C'è un ufficiale che forse nasconde un segreto ancora più spaventoso di quello che alcuni sospettano. Piccoli e grandi, finiscono tutti lì. Nell'inferno.