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Piero di Cosimo (Firenze 1461 circa - 1521), giovane di talento, lavora come apprendista nella bottega fiorentina di Cosimo Rosselli. A ventun anni è tra i suoi aiuti per i dipinti sulle pareti della Sistina.
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Descritto da Vasari come individuo bizzarro, selvatico, collerico e solitario, coltiva una passione per le antiche favole, per i miti che ricorrono nella sua pittura più che in quella di tutti gli altri protagonisti del Rinascimento fiorentino. Le sue stranezze non gli impediscono di scegliere accortamente i propri maestri: Filippino Lippi, Domenico Ghirlandaio, Luca Signorelli, lo stesso Leonardo e i fiamminghi. La sua pittura appare fantasticamente analitica, limpida nelle luci e attenta alla psicologia dei personaggi.Un percorso di 3.000 anni dalle culture del Periodo Iniziale (1800 - 900 a.C.) alla Conquista spagnola (1532), passando per gli Inca e una serie di popoli e culture diversi ma uniti da una base comune. Un percorso affascinante in cui si incrociano esploratori che capiscono la ricchezza culturale dell’“altro”, archeologi dalle brillanti intuizioni, eruditi, tombaroli e trafficanti d’arte. Le fonti, la ricerca e l’analisi estetica consentono di ricostruire il percorso delle culture preispaniche e delle loro manifestazioni artistiche, in alcuni casi rimaste inalterate per secoli, in altri caratterizzate dalle invenzioni improvvise e geniali di botteghe e artisti sconosciuti. Alla cultura inca è in questi mesi dedicata una mostra a Brescia.