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Alla fine degli anni '50, dimettendosi da «La Stampa», Enzo Forcella scriveva un pezzo da antologia intitolato «Millecinquecento lettori». Tanti erano all'epoca i destinatari di una comunicazione politica criptata: ministri e sottosegretari, parlamentari, dirigenti di partito, sindacalisti, alti prelati e qualche industriale, il resto non contava.
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Si spiegano così i «messaggi di fumo» di Aldo Moro, il suo lessico bizantino fatto di «convergenze parallele» e «strategie dell'attenzione». Cambio di scena. Fine anni '80, convegno del Pei sull'informazione, qualcuno lancia l'allarme: «Attenti,c'è una rivoluzione!». Ma gli organizzatori, tra cui Walter Veltroni, non colgono la posta in gioco: il controllo dei media attraverso la pubblicità. L'aveva colta benissimo, invece, uno dei partecipanti. Si chiamava Silvio Berlusconi e sapeva che al pubblico di massa, passivo e indifferenziato, si era sostituita un'audience segmentata e mobile, che bisognava identificare e conquistare con tecniche adeguate. Altro che politichese! Fuori dalla politica si andava concentrando una potenza mediatica che poteva essere usata contro la politica. Fu una Maginot aggirata dai panzer. Il resto è storia di oggi.