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Perché la sinistra radicale degli anni Settanta fece della violenza uno strumento d'azione determinante e sovente prioritario? Perché da una mobilitazione nutrita di istanze ideali, sociali e generazionali ricche e diversificate scaturirono progetti e organizzazioni finalizzate alla lotta armata e al terrorismo? Superando i recinti delle memorie e le genealogie manichee, le ricerche contenute nel volume si interrogano sul ruolo giocato dalle culture e dalle pratiche violente nella storia della sinistra radicale, e ricollocano i percorsi individuali e collettivi verso la militarizzazione del conflitto politico nella pluralità dei contesti sociali, politici e territoriali in cui concretamente si svilupparono. La violenza fu un campo di relazione tra soggetti, progetti e culture diversi, taluni convergenti e altri antagonisti, e la ricostruzione storica di quella tragica scelta è presupposto ineludibile per comprendere appieno la storia della sinistra italiana e del nostro paese ben oltre i drammatici anni Settanta.