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Sono poche le personalità capaci, con la loro storia, di suscitare ancora, dopo secoli dalla loro vita, interesse, ammirazione e stupore; capaci di risultare attraenti tanto da essere oggetto di lettura, di studio, di pubblicazioni e di convegni. Quella di Raimondo Lullo (1232 ca.
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- 1316) è una di queste: giovane dalla vita contraddittoria, convertito, poi mistico, missionario, filosofo, teologo e infaticabile scrittore e annunciatore del Vangelo, in particolare al mondo islamico, attraverso l'ideazione di un metodo dalle connotazioni combinatorie (la sua Arte) e lo studio delle lingue. Nella propria opera letteraria ha saputo coniugare rigore ed efficacia nelle dimostrazioni teologiche, ma anche la lirica dell'amore mistico; considerato il creatore della lingua letteraria catalana, ha prodotto uno dei più bei poemi mistici della letteratura universale (il Libro dell'Amico e dell'Amato) e uno dei primi romanzi autobiografici dal sapore moderno (il Blaquerna). Raimondo ha però corso il rischio, in questi secoli, di essere considerato marginale, o peggio di diventare un "personaggio", piegato e declinato di volta in volta all'interesse di chi lo ha studiato o ne ha fatto la propria "caricatura". A lungo inascoltato dalle corti d'Europa e persino dalle stessi corti pontificie, rischia anche oggi di non essere accolto per quello che è. Questa traduzione intende iniziare a colmare una lacuna e delineare il profilo di una figura che, come la sua, non può essere ridotta a uno stereotipo.