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In occasione della prima retrospettiva che Parigi dedica al grande artista ferrarese (dal 29 marzo al Petit Palais), arriva in libreria un volume imperdibile per riscoprire la vita e l’opera di un indimenticato maestro dell’arte italiana.
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Considerato universalmente come uno degli interpreti più sensibili e fantasiosi dell’elettrizzante fascino della Belle Époque, Sgarbi lo definisce anche come “un anti-accademico e insieme un pittore classico”. Nato a Ferrara nel 1842 e vissuto poi a Parigi a fianco degli Impressionisti fin dal loro esordio, Boldini fu l’unico italiano che, superato il provincialismo, non si fece seguace ma anticipatore. L’Impressionismo fu un’arma che non volle usare, pur non rinunciando al confronto con la vita moderna. Ma di Parigi egli intuì l’essenza cosmopolita, e fu pittore essenzialmente cittadino. Così, Ottocento e Novecento sono, nella sua poetica, indicazioni convenzionali, prive di un riscontro reale. Boldini non è mai un ritardatario, ma un pittore del Novecento prestato all’Ottocento, in un perpetuo controtempo. Impressionismo, Futurismo, Espressionismo, ogni tendenza si fonde dietro le lenti dei pince-nez boldiniani in un cocktail di forme in cui il mestiere e il virtuosismo consentono di attingere a profondità insondate.