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Filosofia della religione, alla sua pubblicazione nel 1968, apparve nel contesto culturale italiano ed europeo come una svolta, sia per l'incidenza della teologia evangelica tedesca {inprimis Karl Barth) sul concetto dì religione proposto, sia per l'assunzione dell'ermeneutica filosofìca come centrale dal punto di vista metodologico.
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Di qui la reazione di alcuni crìtici alle tesi di Mancini. Secondo l'apologetica che si era sviluppata da) secolo xvin in poi, compito precipuo della filosofia delia religione era quello di giustificare razionalmente la religione naturale, di cui si cercava di dimostrare sia il fatto sia il contenuto (i preambula fidei). La religione naturale diveniva in tal modo oggetto di una teologia naturale, mentre spettava alla teologia soprannaturale (interessata ali'intellectus fidei) penetrare e sistematizzare scientificamente la verità rivelata. Al contrario, per Mancini, la filosofia della religione come enneneutica della rivelazione, poteva, anzi doveva, avere come oggetto la religione in senso forte, identificata appunto con la rivelazione storicamente data. Con una precisazione: tutte le religioni storielle si presentano come rivelazione, come messaggio di salvezza. Una tesi che rende quest'opera un classico del Novecento. Più volte ristampata, Filosofìa della religione inaugura la pubblicazione delle ''Opere scelte" di Mancini.