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Uno dei tratti caratterizzanti dell'epoca in cui viviamo è indubbiamente l'enorme e inarrestabile sviluppo della conoscenza scientifica e delle applicazioni biotecnologiche: l'avanzamento irreversibile della tecno-scienza dischiude nuove possibilità di intervento e manipolazione della vita umana e non umana (animale e vegetale), con implicazioni sull'ecosistema, sulle generazioni future, sui possibili scenari della "vita artificiale". Le nuove possibili trasformazioni dell'esperienza concreta sollevano interrogativi dì natura etica e giuridica che mostrano l'esigenza ormai irrinundabile dell'acquisizione dì una "coscienza critica" nella civiltà tecnologica. Risulta sempre più evidente il pericolo di un atteggiamento ingenuamente e illusoriamente ottimista che accetti a-problematicamente tutto ciò che viene offerto dal sapere scientifico e dalle recenti tecnologie, o di un atteggiamento eccessivamente pessimista che proibisca in modo oscurantista il progresso che ha ormai iniziato una corsa irrefrenabile: è indispensabile elaborare e giustificare criteri oggettivi che consentano una valutazione bioetica, delimitando i confini tra bene e male, e una regolamentazione biogiuridica, definendo i limiti della giustizia e dell'ingiustizia.