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Un libraio analfabeta salva volumi preziosi e foto inedite scattate già alla fine del 1800. Un vinaio italiano per dieci anni produce due milioni di bottiglie di vino all'anno con l'uva locale.
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Un undicenne fugge da Kabul e oggi è ricercatore di successo nel campo dei robot in Europa: attraverso le storie di queste e tante altre persone comuni, Valerio Pellizzari, testimone dei maggiori avvenimenti in Medio Oriente dagli anni Sessanta a oggi, racconta la complessità dell'Afghanistan. Le cronache di tutto il mondo raccontano solo di guerriglieri scalzi, malnutriti e turbolenti contro figli in divisa dei paesi democratici, di kamikaze con l'esplosivo sotto il turbante contro aerei senza pilota e contractor privati, nuova versione dei mercenari medioevali. Il cuore di Kabul è espropriato, circondato da alte mura, telecamere, reticolati, vietato agli afgani, riservato agli stranieri e agli uffici governativi, come in un protettorato. Eppure, fuori dalla città, nelle vallate del Badakshan, può succedere di trovare sessanta scuole femminili mai sfiorate dalla violenza della guerriglia, o di rimanere senza fiato davanti a vallate aspre e affascinanti, o di scoprire giganteschi palloni sospesi sopra la vecchia fortezza color fango di Kolola Pushta e lungo il confine con il Pakistan. Le cose dell'Afghanistan che non dice nessuno le raccontano queste pagine, insieme reportage senza pregiudizi, storia di una esperienza di vita, viaggio in un paese che avremmo voluto conoscere.