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C’è un tempo interessante della nostra storia che può essere rappresentato in modo perfetto dai due decenni che concludono e aprono due secoli. È il tempo di una attesa trepidante di ‘cose’ nuove, e di sotterranei, incerti sentimenti, non solo individuali, dell’ignoto. Il groviglio più inestricabile della storia moderna che lambisce ancora il nostro presente.
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Notturno italiano ripercorre momenti e idee di quegli anni intensi le cui immagini più vere paiono quelle che solo una contemporanea invenzione, il cinema, ci restituisce nei movimenti incerti, nei fotogrammi nebbiosi e anomali dei primi documentari e nei primi film di invenzione. Quella approssimazione dinamica e disordinata di oggetti e soggetti, di gesti esagerati e di volti troppo espressivi, di paesaggi autentici o inventati, suggerisce l’idea di un mondo diverso, che dovrebbe essere più vicino al nostro e che invece appare lontano. Eppure è proprio l’ultimo decennio dell’Ottocento ad aprire la storia italiana alle vicende di tutto il mondo occidentale. Sono anni di certezze, come se il secolo che si chiudeva stesse realizzando i sogni e i miti di tutti i secoli precedenti in una modernità energica e inarrestabile, di ricerche scientifiche severe, di economie libere e aggressive, ma con qualcosa di infido e di inquieto. Le parole ‘progresso’ e belle époque non bastano. I lampioni dell’Ottocento danno ormai una luce fioca e l’Europa, la sua cultura, la sua borghesia, i suoi lavoratori cominciano a disincantarsi. Serpeggiano sensi nuovi di libertà e quel fastidio per la subordinazione che sarà la dimensione del Novecento. Notturno italiano è una lettura meno lineare e scontata della nascita della modernità in Italia e dell’ambiguità del suo crepuscolo. (Feltrinelli)