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L'avventura di un uomo che ha dedicato l'intera vita all'aviazione. Dai biplani degli anni Trenta al volo Roma-Tokyo-Roma, dai quadrigetti degli anni Sessanta alla collaborazione tra le industrie aeronautiche italiana e americana. Nell'estate del 1942 un trimotore italiano S.75 vola da Roma a Tokyo e ritorno per 25.000 chilometri, in gran parte su territorio nemico.
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Ma l'impresa è segreta, se ne sa poco e non resta nella memoria collettiva. Non si sa - per esempio - che soltanto l'aereo italiano riesce là dove tedeschi e giapponesi falliscono. Non si sa che la rotta e l'avvicinamento al campo sono dettati dal nuovo sestante aeronautico e da due orologi speciali. Per questo la testimonianza del navigatore che li progettò costituisce un documento di notevole interesse storico e tecnico. Publio Magini vive poi un periodo intenso, nell'occhio del ciclone: a Feltre per l'ultimo incontro tra Mussolini e Hitler, a Pescara con il re il 9 settembre 1943, a Malta per il primo incontro tra Badoglio ed Eisenhower. In tre mesi convulsi - quale aiutante di volo del capo del governo -Magini è «l'acuto testimone del subitaneo collasso dell'intera catena di comando». Tornata la pace e passato all'aviazione civile come consulente della Boeing, sarà più tardi il promotore dei primi accordi di collaborazione industriale con la Finmeccanica-Aeritalia.