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L'Italia, paese permanentemente a sovranità limitata, nel corso dei secoli ha affinato l'arte di sobillare, osservare e riferire al padrone di turno, o congiurare contro di esso.
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In questo libro viene alla luce una storia dell'Italia nascosta, affiorano episodi di grande eroismo, azioni di spionaggio e di controspionaggio in campo economico, militare, scientifico-tecnologico, ma anche abusi e crimini compiuti sotto l'ala protettiva del potere politico. L'intelligence italiana moderna è in prevalenza frutto di due culture: quella militare piemontese, e quella cospirativa risorgimentale dalle connotazioni mazziniane e carbonare. Ma le radici più remote dello spionaggio italiano affondano in quel Rinascimento fiorentino e veneziano nelle cui corti convivevano i massimi geni dell'arte e della cultura umanistica insieme agli agenti segreti, alle spie e ai sicari più spietati. Dalla Circolare del 1855, con cui il generale Alfonso La Marmora fondava il primo nucleo del Servizio segreto italiano, fino al 1945, anno in cui lo spionaggio italiano cessò come entità autonoma, il libro ripercorre, sotto la storia ufficiale, la storia d'Italia torbida e «maledetta».