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Nel 1913, quando il mondo intero stava per fare un doppio salto nel vuoto, trascinato dalla guerra mondiale e dalla Rivoluzione, a San Pietroburgo un gruppo di poeti si inseriva autorevolmente nella letteratura russa, rompeva i legami con il simbolismo tra Otto e Novecento, alla ricerca di un realismo autentico e concreto, mosso dalla volontà di raggiungere l'acme delle cose, toccare la loro essenza. Di quel gruppo facevano parte Sergej Gorodeckij, Nikolaj Gumilév, Anna Achmatova e Osip Mandel'stam. Quello stesso anno Mandel'stam dava alle stampe la sua prima raccolta di versi, La pietra. La sua poesia è intrisa di sentimenti primari, oggetti, viandanti, specchi, dita che scivolano sulla superficie del mondo e sulla carne. I suoi versi sono pietre levigate, limate con tenacia e sapienza. Il suo è un gesto poetico netto, puro, indomabile. È una lingua che si confronta con la natura, la contempla, la ricrea. La pietra viene oggi proposta per la prima volta al lettore italiano. Pubblicarla a più di cento anni dalla sua uscita è rendere giustizia a una figura solenne, oltre che un atto di fede nella letteratura. E infine un tassello di rilievo in un catalogo come quello del Saggiatore, casa editrice da sempre incline all'immersione e alla costruzione di una cosmogonia novecentesca, con opere come Brooklyn è di James Agee, Gli immediati dintorni di Vittorio Sereni, Urlo & Kaddish di Alien Ginsberg, La Nebbiosa di Pier Paolo Pasolini, Diario del ladro di Jean Genet.