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Dal crollo dei regimi comunisti, che ha investito nell'estate 1991 la stessa Unione Sovietica, sta nascendo una nuova geografia dell'Europa, di cui la Germania riunificata è l'area economicamente più forte e la regione chiave degli assetti geopolitica.
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Agli 80 milioni di abitanti della dilatata Germania federale si aggiungono i 13 milioni di germanofoni dell'Austria e della Svizzera, i 2 milioni dell'Alsazia e del Lussemburgo, i 20 milioni di neerlandesi (lingua letteraria di matrice basso-tedesca) delle Fiandre belghe e dell'Olanda, gli oltre 3 milioni di tedeschi che costituiscono tuttora consistenti minoranze nell'Europa centro-orientale e nei Paesi dell'ex Unione Sovietica. Il testo descrive le strutture sociodemocratiche ed economiche e l'organizzazione dello spazio (regioni, aree metropolitane) della Germania federale e degli altri luoghi di lingua tedesca e neerlandese, e la loro collocazione nell'ambito europeo e mondiale, partendo dalla constatazione che i recenti avvenimenti, consolidandone la leadership nell'ambito dell'economia europea, fanno della Germania il principale interlocutore delle politiche degli Stati Uniti e del Giappone.