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Libertà e cosa in sè nel pensiero di Immanuel Kant
L´uomo nel mondo mira innanzitutto a confutare l´idea tradizionale secondo cui la distinzione kantiana tra fenomeno e cosa in s decreta l''inconoscibilità della vera realtà, nascosta dietro o sotto la superficie delle nostre rappresentazioni.
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Sulla base di rigorosi riscontri testuali, questa distinzione viene riletta come la differenza tra due modi di interpretare gli stessi oggetti: o conoscendoli come fenomeni oppure pensandoli in se stessi. Fulcro portante si rivela la libertà della soggettività nella sua attività di giudizio (critica, conoscitiva e morale), ma è una libertà condizionata, propria di un interprete finito e non di un soggetto arbitro assoluto del vero e del giusto. Passando attraverso la decifrazione di nodi decisivi come la temporalità, gli schematismi e la dottrina delle facoltà, l´autore insiste poi sulle implicazioni pratico-morali del nesso tra libertà e cosa in s . Il Kant che ne emerge difende sì la libertà individuale, ma non nel senso di Constant o del liberalismo anglosassone, bensì come sinonimo di responsabilità nei confronti della collettività umana, ovvero come possibilità di scegliere, sia per il bene che per il male, sulla base di un libero ragionare, in cui si mostra sia la nostra dignità che il nostro costitutivo essere in rapporto con altri.