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Al centro della vicenda del costituzionalismo sin dalla stagione delle rivoluzioni borghesi, il potere di veto dei Capi di Stato è tornato negli ultimi anni di straordinaria attualità: in molti Paesi, il declino dei tradizionali metodi di bilanciamento del potere incentrati sulle virtù del parlamentarismo ha innescato l’attivazione di contropoteri costituzionali.
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Tra questi, si stagliano i poteri dei Capi di Stato di veto delle deliberazioni legislative delle assemblee parlamentari. Il libro li osserva attraverso il paradigma comparativo della Costituzione degli Stati Uniti. Qui, dopo più di due secoli di storia costituzionale, il veto presidenziale appare oggi profondamente trasformato: concepito dai Padri costituenti quale strumento di garanzia della Costituzione e dell’equilibrio dei poteri, esso ha dapprima contribuito al rafforzamento di una presidenza “tribunizia”, quindi a partire da Roosevelt, ha permesso al Presidente di impadronirsi della produzione legislativa. L’analisi dei 1.497 veti opposti dai Presidenti americani, da George Washington a Barack Obama, consente di ricostruire le trasformazioni della presidenza, della forma di governo, e, più in generale, della retorica democratica in America.