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Nel maggio del 2007, l’ex presidente iraniano Mohammed Khatami è invitato nella città di Udine a partecipare ad un festival. Organizzatori e mass media si prodigano nel presentare l’ospite come il campione di una presunta apertura islamica alla modernità e promotore di un dialogo tra le civiltà.
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Ma nel corso del suo viaggio in Italia, Khatami non perde occasione di rilasciare dichiarazioni sopra le righe: rivendicando persino il diritto della Repubblica Islamica di inseguire il sogno atomico. Alla conferenza udinese, si spinge persino ad affermare che la condizione delle donne in Iran è migliorata sotto il regime degli ayatollah. L’assenza di ogni contraddittorio e il clima di festa creato intorno al personaggio consentono il successo dell’operazione. Ma l’autore di questo libro mette insieme una piccola squadra di amici e, con un’opera di controinformazione basata soprattutto sulla diffusione via YouTube dei filmati della conferenza, riesce a innescare una polemica che approda sui media locali. In quel momento nessuno sospetta che, un mese dopo, il caso Khatami avrebbe assunto proporzioni globali. Qualcuno in Iran scopre infatti i video udinesi e scorge l’ex presidente nell’atto di stringere le mani a delle donne: un gesto che viola la legge coranica o, almeno, le sue stringenti interpretazioni osservate nel paese. Quando la notizia affiora sulla stampa, scoppia uno scandalo che viene presto ripreso dagli organi di informazione di tutto il mondo. Nelle praterie globali del web, frattanto, la storia delle strette di mano proibite di Khatami sollecita un florilegio di commenti in cui i toni ironici si affiancano alla dura condanna del sacrilegio. Accusato di violare la shari’a e denunciato al Tribunale del clero, Khatami si difende accusando l’autore del video di averlo manipolato. Questa versione viene accreditata da un quotidiano ultraconservatore di Teheran, che presenta Orioles come un agente della CIA incaricato dai collaboratori del presidente George W. Bush di diffamare l’Iran e l’islam. Queste vicende, che si susseguono per oltre due mesi in un’alternanza di colpi di teatro, sono riepilogate in un libro che, oltre a una fotografia della complessa dialettica che lega oggi l’Est e l’Ovest del mondo, contiene un insegnamento: il dialogo tra islam e Occidente è possibile, a patto però di non fraintendere la vera identità dei suoi protagonisti.