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Ne ha sempre avuti parecchi di guai, Antoni Sarmenti!. Prima e dopo quel terribile giorno di settembre (una di quelle giornate «odorose di cisto e pane appena sfornato») in cui salì al santuario della Madonna di Gonare a chiederle la grazia di trovare un marito per la figlia e di fermare il tumore che gli stava consumando la moglie.
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D'improvviso, al momento della comunione, «iniziò a tuonare e la terra ballò», cominciarono a cadere chicchi di grandine grossi come ghiande, e un fulmine penetrò nella chiesa e colpì proprio lui, Antoni, riducendolo come «uno stoppino bruciato» e lasciandogli, al posto della filigrana dorata della catenina di battesimo, «un sottile ricamo alla base del collo». Da quel giorno a Oropische tutti lo chiamarono Collodoro. Ma il fulmine (o forse la Madonna stessa) gli aveva lasciato un altro dono, più inquietante e più segreto: il temibile potere di guardare dentro la testa della gente, e di vedere i loro peccati. A cominciare da quelli del parroco, don Basiliu, che di tutti i peccatori del paese era il più abietto e il più infido: tant'è che di lì a poco non avrebbe esitato ad allearsi con chi in cambio di soldi e potere voleva «trasformare Oropische in una pattumiera». Ma il giorno di Ferragosto, ventiquattr'ore prima dell'esproprio delle terre di Monte Piludu, l'intero paese - «donne, uomini, bambini e vecchi, armati di quarti di pecora, lombi di cavallo, maialini, sanguinacci, trecce di interiora, concali di bue, roncole, accette, pattadesi affilate come rasoi, ferri lunghi e corti, bisacce piene di esplosivo, rotoli di miccia...» - si metterà in marcia contro funzionari, carabinieri, speculatori. E sarà una battaglia memorabile. Ancora una volta Niffoi ci riempie di incantato stupore, squadernandoci davanti agli occhi un mondo sapido e variopinto, in cui si muovono, con le loro manie, le loro follie e la loro strabocchevole umanità, i suoi indimenticabili personaggi. Di Salvatore Niffoi (che vive e lavora a Orani, in provincia di Nuoro) Adelphi ha pubblicato La leggenda di Redenta Tìria (2005), La vedova scalza (2006), vincitore del Premio Campiello, e Ritorno a Barante (2007).