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Nella speculazione femminile il kósmos procede dalla fruizione estetica della sua bellezza quale inaugurazione simbolica della "nascita" e fondazione di una soggettività-in-relazione.
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Tale "ordine bello" - etimologicamente connesso a "cosmetica" o "ornamento" - diviene un "ordine screziato", intarsiato, di quella particolare forma di creatività artistica che è la cura per la "seconda nascita". Nelle Lettere di Teano (VI sec. a.C.) il concetto pitagorico di "contemplazione" trasforma la mousiké in una kátharsis procedente dall'incontro amoroso io-tu; in Ildegarda di Bingen la metafisica della luce diviene "grana materica" del suono; nella filosofia della natura di Trotula de Ruggiero e di Oliva Sabuco la riflessione estetica si traduce in amore del bello "per occhi di donna". Nelle filosofe - e scrittrici - del Rinascimento l'effimero sarà la passione per una forma ora sublimata dalle Preziose, ora "patita" dalle Illuministe fino a tradursi, nei secoli seguenti, in "passione" del lógos.