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In un villaggio norvegese di inizio Novecento, la piccola Èva Arctander vive nella più totale solitudine, in un mondo fatto di libri, musica, numeri e immaginazione.
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Una rara malattia la costringe a un isolamento tanto doloroso quanto protettivo, che la tiene lontana dagli sguardi indiscreti e dal pregiudizio della gente: si chiama ipertricosi lanuginosa congenita, e tutto il suo corpo è ricoperto da peli fìtti e setosi. Per la comunità è un curioso scherzo della natura, un essere da compatire ed emarginare; la Chiesa la colpevolizza e i medici la considerano soltanto un caso clinico di grande interesse scientìfico. Eppure, sotto le apparenze sfigurate dal morbo, Èva nasconde un carattere forte, un'intelligenza fuori dal comune e un profondo desiderio di affermazione. In lei, così diversa, in realtà tutto è perfettamente normale. È inquieta e piena di sogni come le altre ragazze, come loro ama, soffre, gioisce. Sarà la sua forza a permetterle di farsi strada nel mondo. La donna leone è una magistrale storia di emancipazione, un'esaltazione della diversità come valore da difendere nonostante i pregiudizi e il dolore che essa comporta.