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Ci sono molte cose che Leila non capisce. La parola matrimonio, per esempio, e nemmeno di cosa parlano le nutrici quando dicono che per sua sorella maggiore, orfana come lei in un istituto, è già tanto che qualcuno la voglia sposare. Però quando la sua compagna di scuola le dice che non può giocare con lei perché è una figlia del peccato, Leila capisce eccome.
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In Sudan, dove lei è nata, nascere fuori dal matrimonio è una maledizione, un'infamia da cancellare. La sorte di questi bambini è segnata. Molti vengono lasciati morire, i più fortunati, come Leila, vengono abbandonati e cresciuti negli orfanotrofi, sballottati qua e là. Senza affetto e senza un futuro. Ma Leila ha un carattere forte e si oppone a un destino già scritto. Nonostante l'emarginazione e le dure prove che deve affrontare, riesce a studiare e a condurre una vita quasi normale. Finché un giorno sente il bisogno di fare qualcosa per i bambini come lei. In quel giorno lontano, alla frase della compagna di scuola aveva reagito con rabbia. Con una manciata di terra stretta in pugno, l'aveva aspettata fuori casa e gliel'aveva sbattuta in faccia, prima di scaraventarla nella polvere. Ora sa che parlare al cuore è molto meglio che aggredire. E che se, grazie alla sua testimonianza, una sola persona regalerà un sorriso a uno di questi bambini, il suo sforzo non sarà stato vano.