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Milano, 12 dicembre 1969, ore 16,37, una bomba squarcia la Banca Nazionale dell'Agricoltura. Uccide 17 persone e ne ferisce più di novanta. Cambia la storia d'Italia. Sotto la spinta d'imponenti trasformazioni sociali esplose negli anni Sessanta, si aprono i Settanta, decennio segnato da stragi e violenza politica.
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E gettano le basi della crisi, tutt'ora in corso, della nostra Repubblica. Più di quarant'anni dopo, nel marzo 2012, un film tenta di raccontare la vicenda. È Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana. E l'Italia di nuovo si lacera. Sui fatti, sulle responsabilità, sul senso del passato e sull'utilità di rievocarlo per il futuro. C'è chi dice che i tempi non sono maturi per raccontare gli anni "inquieti". Chi, tartufesco, suggerisce di «piantarla lì». Sottotraccia, la sensazione che destino dell'Italia sia rimanere ostaggio di arcana imperii. Eppure Piazza Fontana è una strage senza condannati, non senza colpevoli. E una delle verità di cui abbiamo bisogno, perché nelle sue tragiche e comiche maschere ritroviamo tratti rilevanti della crisi di oggi. Una verità da difendere, quindi, se vogliamo trasferire ai più giovani quel senso del passato necessario a progettare il futuro oltre la retorica dei giorni della memoria. Alla verità, quindi, e al suo rapporto con quel passaggio chiave della nostra storia, dedicano in questo libro la propria riflessione il giudice Guido Salvini, artefice dell'ultima indagine sulla strage, Luciano Lanza, amico di Giuseppe Pinelli e memoria storica dell'anarchia milanese, Francesco Barilli e Matteo Fenoglio, autori delle graphic novels sulle stragi italiane, filosofi come Roberta De Monticelli, Paolo Costa, Andrea Zhok, storici come David Bidussa e Maurizio Cau, esperti della produzione e dei consumi letterari come il direttore editoriale di Longanesi, Giuseppe Strazzeri. Funzionari, ognuno per la sua parte, di quella verità alla quale, contro ogni deriva scettica e fumisteria sofistica oggi non di rado trionfanti, dobbiamo seriamente tornare a credere.