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Sulla fiaba si è ormai scritto molto, e su piani e livelli molto diversi; nessun saggio però aveva finora messo a fuoco con sufficiente precisione e profondità il nesso che lega cinque sue fondamentali dimensioni: educativa, psicologica, antropologica, formale e narrativa e quella presente nel suo contenuto, il quale spesso è misteriosamente cannibalico-predatorio.
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In questo suo saggio Volfango Lusetti, con grande originalità d'impostazione e capacità di penetrazione ermeneutica, esplora proprio il nesso fra questi cinque elementi: in particolare ci mostra come la fiaba, più che uno strumento genericamente "educativo", sia un mezzo specifico per tentare di padroneggiare quell'aggressività predatoria, e spesso cannibalica, che permea da sempre le relazioni umane (e nella fattispecie quelle genitori-figli), nonché per incanalare verso forme non distruttive le risonanze e le reazioni che essa genera all'interno di un essere plastico ed in età evolutiva quale è il bambino. In questo senso la fiaba rappresenta un vero e proprio strumento di "allenamento", o meglio ancora di formazione, rivolto specificamente alla gestione dell'aggressività predatoria, il quale ha per destinatari non solo coloro che debbono venire "educati", ma anche e soprattutto i loro "educatori".