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Lo sconosciuto scrittore del Liber Monstrorum, risalente al IX-X secolo se non prima, nell’introduzione defini il suo pro-
posito di scrivere un tuffo pericoloso: “gettarmi a capofitto, marinaio impaurito, giù dal mio posto di osservazione, in un mare di mostri.
[...]
Proprio così: questa mia operetta io la paragono ad un mare mosso, dalle acque scure.” E non a caso, appunto il mare era lo habitat di molte delle belve difformi che popolavano il suo, come tanti altri racconti medievali dedicati a terre e ad acque pullulanti di spaventosi misteri.
Non così avventuroso, ma pur sempre curioso, il percorso che propongo in questo libro è poco più di un fil rouge che collega alcuni dei tanti modi di rapportarsi al mare, dallo specifico punto di vista delle arti, che ebbero luogo nel dominio di Firenze e nella Toscana moderna sotto il controllo dei Medici. I mari, il mitico Oceano, i veri oceani progressivamente percorsi dagli esploratori furono dalle età più remote fonti di vita, tracciati commerciali, scenari di battaglie, scrigni di tesori: e questo fu particolarmente vero nello stato fiorentino tra il Rinascimento e l’età barocca, quando rapporti di speciale intensità si strinsero fra la città dominante, le coste e le isole progressivamente conquistate e messe in sicurezza. Firenze, lontana solo ottanta chilometri dal litorale, è ad esso geograficamente e storicamente collegata dal suo fiume, l’Arno, navigabile fino al secolo scorso, e del mare risente nei venti e nei climi: non sorprende trovare nella sua storia antica e recente tanta “voglia di mare”, espressa nelle forme più diverse.
Le testimonianze documentarie e artistiche qui evocate sono un po’ come una pesca - per restare nel marittimo - tirata su dalle reti che ho gettato seguendo i ricordi, la curiosità, i suggerimenti dell’immenso patrimonio culturale creato, attratto, conservato a Firenze e in Toscana o da esse originato.