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La democrazia e il pensiero militare

Galli, Giorgio <1928-2020>

LEG 2008

Abstract

Partendo da un'ipotesi sviluppata in un testo del 1962 divenuto un classico della politologìa (/ colonnelli della guerra rivoluzionaria), ossia che i successi del sistema sovietico potessero favorire svolte autoritarie nelle democrazie rappresentative occidentali anche per il ruolo che vi avrebbero potuto esercitare le élìtes militari formatesi nello scontro di decolonizzazione seguito alla II Guerra mondiale, oggi Giorgio Galli ne affronta una rilettura in relazione all'influenza di tali gruppi di potere sulle società occidentali fra gli anni '60 ed 'SO del XX secolo (in particolare con gli episodi francesi del 1968, del Portogallo nel 1974 e della Spagna nel 1981, insieme alla complessa situazione statunitense), lungo un percorso che, venuta meno la contrapposizione bipolare USA-URSS, ci porta agli odierni mutati assetti geopolitici mondiali. Con la fine dell'autoritarismo comunista non si è tuttavia esaurito il modello statuale autoritario, prevalente nel mondo multipolare, dagli USA alla Russia, dalla Cina all'India, sicché - rileva l'Autore - i criteri politologici di mezzo secolo fa resistono dopo il crollo sovietico, pur non sussistendo il rischio di reali derive autoritarie nell'Occidente vincitore della Guerra Fredda. Mutamenti, dunque, ma anche continuità: l'elemento di continuità è la relazione fra la democrazia occidentale che non si è estesa e altre aree culturali, dove rimane determinante il potere militare: il mondo islamico, coi rapporti tra pensiero militare e fondamentalismo; e quello latino-americano, col rapporto tra quel pensiero e il populismo. Nel delineare tramite alcune delle sue voci più autorevoli un quadro del pensiero militare italiano, Galli evidenzia l'approccio moderno rispetto a problematiche globali (il nesso fra guerriglia e terrorismo, la &quot;gestione della paura&quot; dopo l'il settembre, la presenza italiana nei conflitti più recenti), indicando ad un tempo l'esigenza di un recupero culturale delle forze armate, &quot;mezzi indispensabili perqualsiasi pace possibile&quot;. Se, in conclusione, il pensiero anglosassone ipotizza un futuro di accresciuta conflittualità per le trasformazioni ambientali, climatiche e dell'uso delle risorse, può prefigurarsi in crescita anche il ruolo della forza (e quindi dei militari); ma se il pensiero militare si affina, ne apparirà in ascesa la capacità di affrontare e risolvere i problemi.