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La lotta fra gladiatori - sabbia sporca di sangue, folle esaltate, destino sospeso del gladiatore sconfitto - è una ben nota espressione della Roma antica.
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Recenti ricerche, tuttavia, dimostrano che l'immaginario popolare secondo cui i gladiatori erano schiavi sventurati condannati a combattere fino alla morte da una società crudele e assetata di sangue corrisponde a una versione quanto meno limitata della realtà. Sebbene sia vero che i criminali mandati a morire nell'arena venivano massacrati, è anche vero che, all'epoca di massimo splendore degli spettacoli gladiatorii, i protagonisti erano troppo preziosi e troppo considerati per essere sprecati in una lotta bruta all'ultimo sangue. Non necessariamente i gladiatori erano schiavi, spesso erano volontari che cercavano fama e ricchezza. Nella sua opera Konstantin Nossov raccoglie i risultati delle ricerche più recenti riguardanti i gladiatori, nell'intento di offrire un quadro più completo della loro storia, illustra l'evoluzione della gladiatura anche attraverso un ricco apparato iconografico nel quale spiccano i disegni originali di Vladimir Golubev e descrive diversi tipi di gladiatori, il loro armamento, le loro diverse forme di combattimento, il loro stile di vita e la posizione che occupavano nella società. "Quali ferite sopporteranno i gladiatori che sono o barbari o feccia umana? Come possono i gladiatori, addestrati al combattimento, preferire le ferite piuttosto che cercare, vilmente, di evitarle? Quante volte dimostrano di dare importanza solo alla soddisfazione dei loro padroni e delle folle? Quando sono coperti di ferite, infatti, chiedono al padrone quale sia il suo desiderio: se egli lo vuole, sono pronti a stendersi e morire. C'è mai stato un gladiatore, anche mediocre, che abbia fatto sentire un suo sospiro? Che sia sbiancato in volto? Che si sia disonorato in combattimento o in punto di morte? Chi, sconfitto, ha mai ritratto il collo per sottrarsi al colpo fatale? Grande è la forza dell'esercizio, della volontà deliberata e dell'abitudine!".