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Senza dubbio il crollo della civiltà romana non ebbe né i tratti uniformi né la coloritura romantica con i quali è stato ammantato nella storiografia e nella letteratura, chè si sono occupate per secoli di questo Immane passaggio epocale.
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La scomparsa dell’Impero Romano d’OccIdente fu il risultato di un’invasione violenta del territorio entro il limes da parte di popoli che volevano appropriarsi della sua ricchezza senza adottare le sue regole sociali, politiche, giuridiche. Tale processo produsse un disastro di difficile paragone rispetto ad altri accaduti nella storia. Nel corso di una narrazione densa di drammaticità, senza risparmiarci sorprese di ogni tipo e con sfoggio leggero di una vastissima cultura In materia, Michel De Jaeghere mette in rilievo le grandi figure di Teodosio, Stillcone, Alarico, di Galla Placldia, Attila o di Ezio, e ricostruisce iI secolo decisivo del passaggio tra l’irruzione del Goti nel 376, e l’epilogo imperlale, cento anni dopo, di Romolo Augusto. Il libro descrive in un epico affresco la società e le Istituzioni della tarda antichità romana, il processo di avvicinamento e di presa di possesso del territorio e del potere da parte dei barbari, ne analizza il lungo tramonto esaminando l’ascesa del popoli germanici, senza trascurare gli aspetti salienti di storia militare, politica, economica che ridussero le autorità romane all’Impotenza. Il testo, che corre su un doppio registro, riflette poi in particolare sulla grandezza e sul limiti della civiltà antica e sulle cause eterne del tracollo degli imperi. Un capolavoro da non perdere della storiografia contemporanea su un topos intramontabile del nostro passato.