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Dopo l'incredibile successo del bengalese Muhammad Yunus, premio Nobel per la Pace, che con la sua Grameen Bank ha introdotto un nuovo modello di lotta alla povertà basato sul microcredito, dal Bangladesh arriva una nuova proposta per aiutare le popolazioni che vivono nell'indigenza.
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Irene Khan, la prima donna asiatica a capo di Amnesty International dal 2001, dopo aver a lungo viaggiato nelle terre estreme della miseria, inquadra il problema della povertà all'interno del tema dei diritti umani e ci restituisce un resoconto di storie e incontri che confermano l'importanza della sua tesi. Secondo l'autrice i poveri non sono solo "coloro che vivono con meno di un dollaro al giorno", in quanto lo sviluppo economico del paese di appartenenza e il reddito pro capite non possono essere considerate le uniche variabili rilevanti. La malnutrizione, la scarsa disponibilità di acqua potabile, la mortalità per parto, la violenza contro le donne, la corruzione e altre simili negazioni dei diritti fondamentali dell'uomo, sono tutti segnali d'allarme che servono a individuare e combattere la povertà. Porre fine alla miseria significa dunque assicurare in primo luogo il rispetto di tali diritti umani ai più poveri, spesso vittime della privazione di giustizia e libertà, oltre che di beni materiali. Introdotto da una breve prefazione dell'ex segretario generale dell'ONU Kofi Annan, e promosso da Amnesty International, il testo è un'inchiesta necessaria, ricca di casi concreti, che spaziano dalla storia personale dell'autrice al racconto di realtà terrificanti che si possono incontrare in Brasile, India, Egitto, Messico, Angola, Pakistan, Sud Africa, Palestina, Darfur.