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La pena di morte viva. Così viene definito da chi lo vive l'ergastolo ostativo, prodotto dell'inasprimento delle pene con le quali lo Stato ha risposto ai reati di mafia all'inizio degli anni '90, un meccanismo per il quale la condanna diventa un "fine pena mai".
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E uomini ombra si definiscono le 36 persone, tutte condannate all'ergastolo, molte passate per il regime del 41bis, che intervengono nelle pagine di questo "libro collettivo". Per spiegare la loro condizione, raccontare la loro vita, i percorsi che li hanno portati in carcere, ma soprattutto il tempo infinito di una pena che, annullando qualsiasi possibilità di futuro che non sia implacabilmente dentro il carcere, lontano da familiari e luoghi d'origine, diventa un "morire ogni giorno". Rappresentano le persone, si calcola attualmente siano circa 1.200 sui 1.500 condannati all.ergastolo, per le quali in Italia sono di fatto cancellati tutti i diritti e i benefici previsti dalla legge per buona condotta. Nell'estate del 2011 hanno rinnovato al presidente Napolitano la richiesta di trasformare la loro condanna in pena di morte. Una provocazione, ma forse no.