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Il Rapporto sull'economia globale e l'Italia si apre con uno sguardo al passato e si chiude con uno sguardo al futuro. Dalla tranquilla euforia del 1995 siamo passati all'inquieta sensazione di fragilità che attraversa il 201 0: nel frattempo il mondo è cambiato radicalmente, e il predominio dei paesi occidentali sviluppati vacilla di fronte alla crescita delle economie "nuove".
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Il Rapporto si sofferma sulla nascita di una "classe media globale", sulle prospettive energetiche, sull'emergere di nuovi prodotti e nuovi settori, sulla "partita" in corso fra stati sovrani e grandi società multinazionali. Ma quanto tempo ci vorrà per tornare ai livelli produttivi della prima metà del 2008? E la possibilità di una "crisi a W" può considerarsi scongiurata? A queste e ad altre domande il Rapporto cerca di rispondere mettendo in luce futuri punti di svolta, elementi di fragilità e di criticità e mostrando possibili vie per il loro superamento. L'Italia mostra segni evidenti di fatica: gli effetti della crisi sono stati differenti sui diversi settori e nei diversi territori, così come si differenziano le prospettive di ripresa. La scelta è fra arrendersi alla paura del declino e alle chiusure e fratture che questa genera, o affrontare con coraggio le scelte necessarie a tornare su una via che assicuri non solo sviluppo economico ma anche, in senso più fondamentale, crescita delle opportunità individuali e collettive.