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La fenice, uccello mitico, che appartiene all’immaginario umano fin dalle origini, sorvola il mondo e i suoi eventi in modo non lineare, a scatti; nella stessa maniera procedono la riflessione e l’indagine sopra i fatti dello spettacolo che, essendo labili, effimeri, sfuggenti e per lo più affidati al ricordo e al senso di chi li osserva, mantengono comunque una zona d’ombra, un alone di mistero, un segmento d’ambiguità. La fenice dei teatri nasce per accogliere i risultati dello studio e delle ricerche che si svolgono in ambiti geografici differenti, con il compito di annullare il silenzio, l’incomprensione che spesso produce la distanza. La collana intende stabilire, anzitutto, un ponte fra due nuclei di elaborazione ben riconoscibili, fra Roma e Venezia, due capitali della cultura e del teatro, fra studiosi che hanno già manifestato un’affinità non solo di idee, e che hanno individuato anche buone prospettive di lavoro comune; in tale direzione i volumi pubblicati valorizzeranno le possibilità di collegamento, registreranno i risultati di convegni importanti, avvieranno le riletture incrociate dei fatti dello spettacolo, amplieranno l’attenzione per i nuovi linguaggi, dedicheranno una particolare cura alle connessioni fra le due arti della visione. In questo modo la fenice, mentre s’inoltrerà lungo i sentieri della tradizione seguendo le tracce lasciate dai sogni di protagonisti antichi, continuerà a tenere viva l’utopia di un gioco infinito, com’è quello del rappresentare, un gioco attraverso il quale uomini in carne ed ossa tramandano ad altri uomini disposti ad ascoltarli la memoria della parola che crea, del canto che intenerisce, del movimento che fa librare nell’aria, oltre i confini del tempo.