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Con questo libro Marco Marchi continua un “genere” da lui inaugurato con la Vita scritta di Federigo Tozzi: fare raccontare allo scrittore stesso, attraverso una selezione e un sapiente montaggio di brani tratti dalla sua opera, la sua vita, a tal punto da rendere coincidenti - nella creazione di un testo mai esistito e di per sé godibilissimo - antologia e autobiografìa.
Autore di un romanzo intitolato Una vita, anche Italo Svevo, al pari di Tozzi, modernamente diffida dell’autobiografìa. Eppure l’eco del vissuto nella scrittura di romanzi e racconti, saggi e testi per il teatro, è innegabile, determinando una variegata e complessa galleria di personaggi “fratelli” di cui Alfonso Nitti, Emilio Brentani e Zeno Cosini rappresentano soltanto gli esponenti più noti, e nella quale rientrano di diritto, all’insegna di uno pseudonimo presto attivato nelle funzioni distanziami, figure e maschere: dallo sconsolato diarista che registra la sua rinuncia letteraria all’«uomo circa celebre» impegnato a intessere fitte relazioni epistolari, al memorialista vegliardo che dichiara: «È certo ch’io feci tutto quello che vi è raccontato, ma leggendone, mi sembra più importante della mia vita che io credo sia stata lunga e vuota». Fino all’estremo bilancio: «E ora che cosa sono io? Non colui che visse ma colui che descrissi».