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Chris Marker è l'esponente di punta di un cinema estraneo a ogni moda passeggera e a ogni compromesso commerciale.
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Dall'esordio sul finire degli anni '50 sino ai giorni nostri, Marker ha sviluppato un linguaggio cinematografico in contìnuo rinnovamento, dal cine-romanzo a immagini fisse di La jetée, al pamphlet di contro-informazione politica (Loin du Vietnam e Le fond de l'air est rouge), alla tecnologia digitale con il cd-rom Immemoriy. Nel tempo Marker ha affinato l'arte del filmsaggio: affascinante incrocio di riflessione filosofica, immagine documentaria, found footage, tecnologia digitale e materiale d'archivio. L'immaginario markeriano è formato da una memoria iperattiva alla continua ricerca di referenti simbolici e di assonanze spirituali, come quelle instaurate nel corso degli anni con Andrej Tarkovskij e Akira Kurosawa. Grande viaggiatore, o per usare un termine a lui caro, instancabile globe-trotter, il regista francese offre con i suoi film-saggi dedicati all'Africa, al Giappone, alla Siberia, inediti spunti di riflessione. Figura rappresentativa della Nouvelle Vague, promotore del cinema militante, sperimentatore tecnologico, autore-simbolo di un film-saggismo nel quale si può ragionevolmente riporre il futuro del cinema di nonfiction, Chris Marker è un autore la cui scoperta è in grado di modificare la chiave di lettura del cinema degli ultimi quarant'anni.