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"Strade perdute" è un film estremo, che all'epoca, della sua uscita sconvolse il pubblico e che oggi, a dieci anni di distanza, continua a far parlare di sé. Questo libro non tenta di darne una lettura, quanto di fornire alcuni percorsi interpretativi che lo considerino da punti di vista diversi.
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In questo modo diventa possibile approfondire i paradossi e gli enigmi che il film propone (paradossi dello spazio, del tempo, del soggetto). Attraverso l'esperienza del protagonista, Fred - costretto a farsi carico delle proprie allucinazioni per non cadere vittima di un potere che, dall'alto, lo sorveglia - Lynch dà forma all'esperienza dell'uomo contemporaneo posto di fronte a immagini che lo circondano e lo disorientano, e che costituiscono il più pericoloso dei labirinti. Il regista, in ogni caso, non propone soluzioni edificanti, né si oppone frontalmente all'oggetto della sua critica: si limita a portare alle estreme conseguenze gli aspetti apparentemente più innocui della mitologia americana; ne approfondisce i lati oscuri; va alla ricerca del formicolare caotico che si nasconde sotto ogni superficie; e giunge a scoprire quei tratti in umani che costituiscono l'opposto di tutti gli umanismi possibili, nonché il nucleo fondamentale della nostra esistenza.