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Ebreo tedesco emigrato a Londra quand'era bambino, divorziato senza drammi e senza figli, a settantatré anni Julius Herz gode di una relativa tranquillità economica, e non ha legami familiari o affettivi di sorta.
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Che fare degli anni che restano? Lasciare che il desiderio e la vita lentamente si spengano o affrontare « la prossima avventura », dopo un'esistenza niente affatto avventurosa, vissuta all'insegna della timidezza e del ritegno e accompagnata da un sorriso che, nell'annunciare gentilezza e dedizione, vuole anche prendere distanza dal fluire pieno e tumultuoso delle emozioni? Quando il desiderio viene ridestato dalla presenza di Sophie, una giovane vicina di casa, Julius si predispone a incontrare la cugina Fanny Bauer, il grande amore non ricambiato della sua vita - la donna sempre vagheggiata che egli non vede da trent'anni e che già in un'occasione ha rifiutato una sua proposta di matrimonio, e tuttavia ora sembra bisognosa del suo aiuto. Nel sommesso ma incessante soliloquio di Herz, nello straziante alternarsi di reminescenze e speranze, entusiasmi e rassegnazione, tra volontà di vivere i propri desideri e impossibilità di farlo, si intuisce il dramma dell'esiliato, il senso di colpa del sopravvissuto, e alle sue spalle l'ombra lunga dell'Olocausto.