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Mettersi in un angolo a masticare esametri per superare il tempo della storia...
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Non c'è forse modo migliore di rappresentare la posizione di Paul Valéry innanzi al tempo e alla storia degli uomini: da una parte il differimento dell'evento restando fermi sul posto, dall'altra l'assunzione della differenza che l'evento produce aiutandosi col battito del ritmo.
Tempo, mondo, opera, individuo: le quattro voci tematiche illustrate dai saggi di questo volume sono scandite attraverso una misura sempre nuova, stabile eppure innervata nel singolo (come accade in ogni verso poetico)
Oltre la visione 'quantizzata' della scienza e al di là dalla visione solenne della storia, c'è una nozione «più ricca, più difficile da rappresentare, più singolare» del tempo, come dice Valéry nel breve testo inedito che apre questo volume. Una nozione che sperimentiamo nel vivo della nostra vita individuale, e che, invisibile essa stessa, consente al nostro visibile quotidiano di articolarsi secondo la possibilità («si può...», «si può anche») superando le maglie strette della necessità che solo sa ripetere «così è», «questo è un fatto». Con questa nozione più ricca che è il ritmo che mastichiamo nella nostra bocca, Valéry ci invita a sostenere l'urto avventuroso della storia, aprendoci allo stupore che solo il tempo-che-accade produce e che, in fedeltà alla propria natura, l'uomo deve ritornare ad abitare.