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Dalla prima pubblicazione de "L'architettura della città" di Aldo Rossi nel 1966, la critica al "funzionalismo ingenuo", i concetti di locus, monumento e tipo non abbandoneranno più la discussione disciplinare, riportando al centro del dibattito il grande tema della forma.
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In questo senso il libro, insieme al coevo "Complessità e contraddizioni nell'architettura" di Robert Venturi, rappresenta uno spartiacque nella letteratura architettonica internazionale anche grazie alle numerosissime traduzioni estere. Nessuno però come lo stesso Rossi ha saputo riassumere a posteriori il destino del suo primo e più importante libro che conteneva in potenza tutta la sua architettura futura: "Come un dipinto, una costruzione o un romanzo un libro diventa un'opera collettiva che ognuno può interpretare a suo modo oltre le intenzioni dell'autore". La struttura di questo saggio è quadripartita: nel primo capitolo sono analizzati i problemi di descrizione e di classificazione dei fatti urbani e quindi i problemi tipologici dell'architettura; nel secondo la struttura della città per parti; nel terzo l'architettura della città e del locus su cui questa insiste e quindi della storia urbana; nel quarto infine l'autore accenna alle principali questioni della dinamica urbana e al problema della politica come scelta.