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Frida Kahlo giace sul suo letto, dopo aver subito trentadue interventi, con la gamba destra amputata. L'immobilità la spinge a ripercorrere la sua esistenza. Aveva solo sei anni quando la poliomielite la costrinse a letto per lunghi mesi.
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"Se solo potessi volare", pensava, "non avrei più bisogno delle gambe", ma la realtà è che quella dolorosa zoppia non l'avrebbe mai più abbandonata. Per evadere dalla solitudine si inventò un'amica immaginaria: Frida alitava sul vetro della finestra e disegnava una porta piccolissima e invisibile attraverso cui la raggiungeva. Non fu che l'inizio di un'esistenza tormentata dal dolore, una vita segnata irreversibilmente dall'incidente d'autobus che compromise la sua spina dorsale per sempre. Ci vollero anni per capire che quel dolore, impossibile da esprimere a parole, poteva e doveva urlare dai suoi quadri: "Guardatemi, sono viva, mi fa male"... (note di copertina)