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Gli studi presenti in questo libro sono stati scritti in momenti diversi anche lontani tra di loro. Il contributo sulla rima dell'Inatnoramento de Orlando risale al convegno del 1994 per i cinquecento anni della morte di Boiardo, quello sull'ottava ariostesca è invece in gran parte inedito e comunque scritto nel 2007-2008. Essi risentono inevitabilmente di questo.
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Tuttavia mi viene naturale vederli come episodi distanziati di una ricerca che rimane ancora aperta e che ha una sua continuità. Le linee sono sostanzialmente due: quella metrico-linguisti-ca e quella narratologica. Al primo versante appartengono gli studi sulla rima e l'allitterazione in Boiardo, la presenza petrarchesca e la struttura dell'ottava in Ariosto, al secondo gli studi sulla forma dell' intreccio del III Libro deU'/namo-ramento de Orlando, sul rapporto delle due opere con i romans francesi e la rappresentazione dello spazio nel Furioso. Non credo ci siano sostanziali differenze di metodo, in sostanza tutti e due gli universi appartengono al grande mondo dello stile. L'idea di partenza, su cui tante volte ritorno in queste pagine, è che le strutture linguistiche versificate siano sottoposte ad una pressione che nasce dalla stessa forma in cui sono ideate. Questa forza oggettiva reagisce alle competenze dei singoli scrittori, ai caratteri della lingua letteraria a loro contemporanea e alle loro personali scelte. In questo senso il passaggio tra la composizione del poema boiardesco e quello ariostesco, pur breve, è ricchissimo di novità, e affascinante appare davvero il modo con cui i due autori adattano la loro lingua alla forma d'ottava. Tuttavia la finalità è certo la stessa e sta nella felice rappresentazione, secondo logiche ed aspettative in parte diverse, in parte simili.