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Il fascino della scienza risiede anzitutto nelle zone d'ombra che si vorrebbero rischiarare, nelle ptiche serrate che si desidererebbe dischiudere, come se celassero i segreti più densi di verità e di meraviglia. Da quel fascino il rovello, con questo una passione indagatrice che nel tempo si è fatta oltre che inesausta, tormentosa.
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La volontà di identificare, se c'era, l'ossatura concettuale della Bibliografia non mi da tregua da alcuni decenni. Anche il lungo itinerario della gigantesca Storia della Bibliografia non era stato altro che un estenuante percorso dì ricerca per trovare lo scheletro di quella che da secoli veniva chiamata disciplina mentre era ancora soltanto un insieme di prassi elementari. Nel lungo periodo, sono stati numerosi i contributi da me elaborati per discutere la possibilità di trovare teorie e principi in grado di render conto dei processi e dei fenomeni spettanti tradizionalmente alla Bibliografia; molti di quei contributi tuttavia non rappresentano ormai, oggi, che i fossili o i frammenti di esperimenti concettuali abortiti. Ciò che qui si offre non è ancora un esito di natura manualistica, ma una serie di delucidazioni e di sviluppi le cui premesse ed i cui effetti si integrano già però in una visione teoretica coerente, pur se non ancora radicalmente unificata. A nostro parere, nonostante qualche ripetizione, un tale ordito è in grado almeno di prefigurare la complessità ed il poliprospetticismo di una disciplina come la Bibliografia che andrà sostanzialmente ad articolarsi intorno al nucleo ideologico che riunisce tutti i processi comunicazionali e indicali. Ai primi contributi, di natura per lo più propedeutica, seguono altri più avanzati, di carattere storico, o di natura applicativa. Alcuni, pochissimi, sono stati pubblicati ma la loro presenza viene ugualmente richiesta dall'esigenza di riunire in un testo autonomo un quadro esplicativo il più possibile esauriente e strutturalmente connesso. Al di là di esposizioni scolastiche e ripetitive o di cenni che danno per scontata l'acquisizione di nozioni immeditate o acritiche, e messo da parte qualche tentativo di imbastire trame di parole che però non afferrano alcuno dei concetti che dovrebbero far parte di una pur debole teorizzazione, mi sembra che anche sulla scena internazionale non si scorga né alcuna proposta di riconoscimento o di inquadramento della Bibliografia in quanto disciplina, né almeno un utile apporto ad una discussione costruttiva del tema. Né gli studi hanno fatto passi avanti, oltre a quelle che erano state le intuizioni e le riflessioni di Gesner, dì Naudé, e di Ebert, né i bibliotecari hanno saputo districarsi, prima dagli impegni e dalle beghe istituzionali ora dal servaggio dei tecnicismi, dai miraggi di un'informatica incongrua, e dalle fumisterie retoriche di un sociologismo di maniera. Può darsi che le esigenze connesse alla realizzazione delle biblioteche digitali diano ora nuova linfa ed una spinta decisiva nel senso di un ripensamento operativo e quindi, anzitutto, di un rinnovamento della coscienza che la Bibliografia è la disciplina chiave per quel che attiene sia alla selezione che alla organizzazione dei documenti scritti.