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Da sempre la fantasia narrativa di Michele Mari si nutre avidamente del confronto con i fantasmi (e a volte i mostri) della letteratura del passato. Niente di pedante e libresco, però, in questo scrittore sorprendente e visionario: per lui la letteratura è una parte essenziale del carattere e del destino umano, un'incarnazione delle nostre pulsioni più antiche e profonde.
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Quelle che affondano nell'infanzia le loro radici e minano, appena spenta la luce, tutte le sicurezze dell'uomo adulto. Questo volume è il testo in cui questo corpo a corpo con i libri amati, questa feconda ossessione che per Mari è l'immaginario, trova la forma del saggio dopo aver attraversato quelle del romanzo e del racconto. E i lettori di libri decisivi e memorabili come "Tu, sanguinosa infanzia", "Rondini sul filo" e "Verderame", si ritroveranno per incanto in quell'inconfondibile mondo psicologico e formale. Mari appartiene a quella razza di lettori-esploratori che non arretra di fronte a nessuna dimensione del fantastico, del bizzarro, del patologico, del mostruoso. Con la disperata curiosità dell'adolescente, si immerge nelle storie dei libri come l'eroe di Poe nel Maelström: e quando ne riemerge, non è più quello di prima. Questo libro disegna una mappa letteraria che è nello stesso tempo un sondaggio nelle nostre tenebre, un'oceanografia del nostro caos.