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Nuova edizione accresciuta di un capitolo su Kraus, Lukacs, Brecht e altri grandi maestri.
"Caro editore, ti mando il malloppo.
[...]
Come vedrai, non si può dire che il testo sia completo ed esaustivo, ma io direi di pubblicarlo così com'è; in questa forma può costituire una "saggina", mentre una volta farcito davvero sarebbe un "saggione", che non so se avresti voglia di pubblicare. Capisco che specie i primi anni di vita non contengano niente di straordinario: ma l'arte dello scrittore (e io ho l'ardire di ritenermi tale) sta nel rendere straordinario quello che non lo è.
Come titolo proporrei "Confessioni di un ottuagenario", sia perchè il romanzo che reca questo titolo circola da decenni col titolo più appropriato di "Confessioni di un italiano", sia come omaggio a Nievo, che amo molto, sia perchè questa pseudointervista contiene confessioni vere, anche se un po "criptiche".
Il genio corrosivo di uno dei più significativi intellettuali italiani, si cimenta qui direttamente con se stesso, in una rivisitazione autobiografica a tutto campo, che è anche una magistrale lezione di storia della cultura, e forse più ancora e più semplicemente una purissima operazione letteraria, continuamente sostenuta dall'arma potente e acuminata del sarcasmo.
Cesare CASES ha compiuto ottant' anni nel marzo del 2000. Caposcuola degli studi di germanistica in Italia, critico militante, animatore tra i più intensi della vita editoriale italiana, ha pubblicato "La fredda impronta della forma: arte, fisica e metafisica nell' opera di Ernst Junger" (La Nuova Italia 1997), "Su Lukacs, vicende di una interpretazione" (Einaudi 1985), "Testimone secondario" (Einaudi 1985) e "Patrie lettere" (Einaudi 1987).