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Alla vigilia della seconda guerra mondiale uno dei più grandi filosofi del Novecento, Karl Jaspers, viene cacciato dall'Università di Hcidelberg, dove insegnava, poiché marito di un'ebrea. Successivamente, seppur in condizioni di libertà vigilata, egli trova il coraggio di pronunciarsi in due pubbliche conferenze su un tema assai spinoso quale il rapporto tra Nietzschc e il cristianesimo.
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Jaspers, consapevole del perìcolo mortale cui va incontro la civiltà tedesca assoggettata al nazismo, vede quanto l'ideologia nazista può trovare terreno fertile in Nietzsche e, in particolare, neirinterpreta-zione strumentale della sua teoria del Superuomo. Perciò il suo discorso si concentra preliminarmente sulla necessità di leggere Nietzsche nel contesto generale della sua opera: non si può isolare un frammento nietzschiano e attribuirgli valore assoluto. Jaspers sottolinea il punto nodale della speculazione nietzschiana. Figlio di un pastore protestante, Nietzsche non ha fede nel cristianesimo; dichiara la morte di Dio e annuncia che l'uomo europeo è ormai entrato nell'epoca del nichilismo. Jaspers non si stanca però di ammonire: tanto compiaciuta è la critica nietzschiana al cristianesimo, altrettanto preoccupato è Nietzsche circa i! futuro dell'uomo europeo dopo l'avvento del nichilismo. Il Superuomo dev'essere dunque un individuo capace di rinunciare all'illusione di'Dio. Stampato senza modifiche dopo la guerra, questo testo di Karl Jaspers viene presentato al lettore italiano nella traduzione di Giuseppe Dolei, che vi ha scritto una densa introduzione. È un libro che, partendo da Nietzsche attraverso l'appassionata interpretazione di Jaspers, mantiene intatta la sua attualità per gli interrogativi cardine di questo terzo millennio; esiste o può esistere oggi il Dio cristiano? Quale etica può suggerire la filosofia nel tempo della morte di Dio?