biblioest, Università degli Studi di Trieste e delle provincie del Friuli Venezia Giulia, Sebina, biblioteca, opac, catalogo biblioteca, Friuli, Regione Friuli, biblioteche del Friuli Venezia Giulia, Catalogo biblioteca, Prestito libri, prestito ebook, reteindaco
Questo saggio è una pietra miliare del pensiero politico ed economico sulla Rete. Un miliardo di persone oggi detiene il capitale necessario a produrre e comunicare online, partecipando a conversazioni e dibattiti che arricchiscono l'informazione, la cultura e la conoscenza a disposizione di tutti.
[...]
La crescita d'importanza del software libero e dei sistemi operativi open source, la diffusione sul web degli standard non proprietari e delle reti peer-to-peer mostrano che esiste un'alternativa economica alle transazioni di mercato e alle gerarchle manageriali delle aziende: la produzione sociale, orizzontale e basata sui beni comuni, che avviene in grandi piattaforme collaborative. Se nell'economia digitale il costo marginale dell'informazione è zero, assicurare un prezzo positivo al proprietario del contenuto è un'inefficienza che può essere giustificata solo a tìtolo d'incentivo sull'innovazione futura. Ma Benkler osserva che copyright, brevetti e altre forme di protezione della proprietà intellettuale non stimolano l'innovazione; al contrario, sono un potente freno alla creatività e alla diffusione di nuove idee e procedure. Attingendo alla teoria microeconomica, alla teoria dei media, alla teoria della giustizia, agli studi sulla topologia della Rete, Benkler dimostra che la produzione orizzontale basata sui beni comuni offre numerosi vantaggi dal punto di vista della visione liberale del mondo: un'economia più aperta e dinamica, una cultura meno gerarchica e più condivisa, una democrazia più aperta e partecipata, una società globale potenzialmente più equa e solidale. Ma si tratta di sviluppi aspramente contrastati, come l'autore illustra nella parte conclusiva dedicata all'ecologia istituzionale dell'ambiente digitale. Prevarranno i creative commons e la libertà d'espressione, gli interessi dell'industria tecnologica e della ricerca scientifica, oppure la recinzione proprietaria portata avanti da Hollywood e dagli oligopoli dei media e sostenuta da parlamenti e tribunali? Il futuro non è scritto e dipende dalle decisioni e dai comportamenti quotidiani di noi, utenti e fautori della ricchezza della Rete.