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Le pratiche di traduzione femminista teorizzate e attuate dalla cosiddetta 'scuola canadese' a partire dagli anni Ottanta hanno non solo un grande valore storico per aver contribuito a favorire relazioni dialogiche tra il Canada anglofono e il Québec e aver promosso una svolta culturale nell'ambito dei Translation Studies, ma continuano ancor oggi a fornire interessanti spunti per lo sviluppo di nuovi approcci alla traduzione: ne sono esempi le recenti formulazioni teoriche di una traduzione intersezionale e multigenere e quelle sull'autotraduzione. A oltre un decennio dalla loro pubblicazione in inglese, questo volume raccoglie alcuni saggi chiave sulla traduzione femminista, che vengono qui proposti, per la prima volta, al pubblico italiano. I vari contributi ripercorrono lo sviluppo delle traduzioni femministe sperimentali, analizzando il contesto storico-culturale in cui emersero e le pratiche radicali messe in atto per decostruire il linguaggio patriarcale. Ne risulta una teoria della traduzione come manipolazione e riscrittura che, non solo ristabilisce un rapporto dialogico tra autore e traduttore e tra originale e traduzione, ma è altresì capace di resistere alle ideologie del discorso dominante, ponendosi come strumento di contestazione e innovazione. Saggi di Barbara Godard, Kathy Mezei, Sherry Simon, Luise von Flotow, Alessandra Capperdoni e Dôre Michelut.