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Tra tutti i miti sbocciati nell?800, il vampiro, il dandy, il bel tenebroso, il ladro gentiluomo, quello della donna fatale è il più tenace, l?unico arrivato fino a noi senza perdere nulla della sua potenza iniziale.
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Ancora una volta Giuseppe Scaraffia torna su un tema a lui caro e nella ?Femme Fatale? in libreria per i tipi di Vallecchi (pp.180, euro15,00) ci regala ventidue ritratti di donne fatali che con le loro straordinarie esistenze hanno segnato in maniera indelebile la vita di numerosi artisti e scrittori del passato. Nella vita reale queste ammaliatrici furono donne di grande fascino fisico e intellettuale, dominate dal culto della passione e dal gusto della provocazione, dal piacere di stupire e dall?esigenza di affermare la propria libertà in ogni campo, da quello del sesso a quello del lavoro. D?Annunzio diceva della marchesa Casati: «È l?unica donna che rispetto». E in effetti le femme fatale erano donne che si facevano rispettare malgrado e attraverso lo scandalo voluto e mantenuto vivo della loro esistenza. Molte delle seduttrici qui evocate sono state straordinarie anche come artiste, ma si è preferito concentrarsi sul loro lato seduttivo. Tra loro si possono distinguere due categorie, quella delle donne fatali vere e proprie e quella delle donne che, come Sarah Bernhardt e Yvette Guilbert, hanno assunto soprattutto esteriormente, nell?immagine e nel comportamento, la maschera dell?ammaliatrice fin-de-siècle. Tra le numerose femme fatale : Cristina di Belgioioso, Jeanne Duval, la Contessa di Castiglione, Berte Courrière, la Baronessa Deslandes, Valentie de Saint-Point, Mata Hari, Alma Mahler e numerose altre.