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«Lei scuoteva i capelli fragili color grano. Aveva le guance rosate e una luminosità che non le conoscevo. Per un momento la sentii vicinissima, come se il mio mondo le fosse familiare. Come se mi avesse capito da sempre e le nostre anime combaciassero per un tratto, condividendo la stessa aria. Discutemmo se l'eternità fosse un nirvana o un istante eterno di torturante follia.
[...]
Versavo il vino e ridevamo e mangiammo una torta sottile, coperta di more e lamponi. Credo che fu quella notte che rimasi poi sveglio a respingere nel buio un'idea dolce, violenta e tentatrice. L'idea d'innamorarmi di lei. Sapevo che non me lo avrebbe impedito. Solo, me l'avrebbe fatta pagare. Successe così». Emilio Rivolta, giornalista inquieto, all'apice di una modesta carriera nella redazione di un periodico femminile, ha uno scatto d'orgoglio e se ne va. Richiamato da un suo vecchio direttore si ritrova subito a lavorare a un caso: deve intervistare uno sfuggente produttore cine-televisivo, Corrado Zappavigna. L'intervista è affidata a lui grazie ai buoni uffici di Iride Maestri, conduttrice televisiva emergente, coetanea di Emilio e sua conoscente fin dai tempi dell'università. Quando scopre che il produttore sta per ricevere un avviso di garanzia, Emilio decide di indagare. A poco a poco, la personalità multiforme di Iride gli si fa sempre più ambigua e confusa, ed Emilio comincia a dubitare di lei... Un libro-verità per chi ama sentire che al senso di ingiustizia può corrispondere un atteggiamento di resistenza ottimista.