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Ascesa, espansione, decadenza di Trieste e della sua borghesia attraverso la storia di una famiglia sono raccontate con rigore e ricchezza di documentazione da Anna Millo, che da tempo lavora sulle vicende delle classi dirigenti triestine.
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A confronto con la storia della borghesia italiana, che nella sua distanza dalla modernità produttiva si configurò a lungo quale borghesia di Stato, la storia di quella triestina sembra rappresentare nell'Ottocento un caso a sé, una sorta di "Sonderweg", e appare nella sua eterogeneità forse più prossima alla borghesia austriaca. Con la crescita di un ceto dirigente di respiro cosmopolita, durante il secolo scorso la fisionomia di Trieste acquista caratteri internazionali. Di questa borghesia mercantile, che diventerà con il tempo finanziaria e imprenditoriale, fanno parte i Vivante, famiglia ebraica che agli inizi dell'Ottocento si sposta da Mantova a Trieste. La politica economica del mercantilismo austriaco, che ha istituito il porto franco con le sue particolari franchigie, tende ad associare i singoli alla sfera d'interessi dello Stato e stimola la crescita impetuosa dell'emporio. Giustamente l'autrice sottolinea l'importanza del patto "fondativo", quella nuova forma di convivenza civile tra sudditi e Stato che caratterizza la vita triestina a partire dalla fine del Settecento, quando si costruisce anche la città neoclassica e inizia, attraverso lo scambio delle merci e dei capitali, l'esperienza della modernità. (recensione di D. Frigessi, IN L'Indice dei libri del mese, 1998, n. 8)